p 258 .

Paragrafo 4 . Le divisioni all'interno del movimento psicoanalitico.

     
Introduzione.

Il  nuovo mondo intravisto da Freud  cos vasto e complesso che non
poteva  essere assoggettato a un unico schema interpretativo;  la  sua
natura,  inoltre,    cos  importante  per  conoscere  la  condizione
dell'uomo,   ma  al  tempo  stesso  cos  sfuggente  e   oscura,   che
difficilmente  pu  essere  sottoposta  a  una  verifica  scientifica.
L'inconscio, infatti, e i suoi meccanismi sfuggono alle metodologie di
indagine   e  di  verifica  della  scienza  positivista,   mentre   il
rinnovamento teorico e metodologico, introdotto nel mondo  scientifico
fra  Ottocento  e  Novecento dalle scoperte di E. Mach,  A.  Einstein,
eccetera,  non  ha  prodotto strumenti adeguati a verificare  scoperte
come quella di Freud.
     Ben  presto,  proprio per queste incertezze, nascono  contrasti
tra Freud e i suoi colleghi e discepoli, che pure ne avevano accettato
le  teorie.  Nel  1910  era  stata  costituita  a  Vienna  la  Societ
Internazionale  di  Psicoanalisi. L'anno  successivo  assistiamo  alla
prima importante defezione, quella di Alfred Adler, il fondatore della
psicologia individuale.

Alfred Adler.
     
Medico  viennese,  come  Freud, fu costretto,  dopo  aver  tentato  di
affermarsi  come  oculista, ad esercitare  la  professione  di  medico
generico. Di fronte alle teorie che Freud cercava di discutere  con  i
colleghi  che  reagivano con derisione e disprezzo, Adler  mostr  non
solo interesse, ma una vera e propria entusiastica adesione.
     Ben  presto per Adler elabor una propria interpretazione  degli
stessi fenomeni osservati da Freud. La divergenza nasceva intorno a un
punto  centrale  della  teoria psicoanalitica freudiana:  il  problema
della sessualit.
     Riprendendo  un elemento importante del pensiero di  Schopenhauer
e  di  Nietzsche - che, come abbiamo visto, ha influenzato anche Freud
-,  Adler sottolinea il carattere volontaristico della forza istintiva
e   inconscia  che  muove  l'uomo:  ci  che  guida  il  comportamento
dell'individuo  non  sono  la  pulsione sessuale  e  il  principio  di
piacere,  ma    una  vera e propria volont  di  potenza,  cio  il
desiderio  di  affermare il proprio Io e di dominare gli  altri  e  il
mondo che lo circonda.
     
     p 259 .
     
     A  questa  prima  istanza se ne affianca, per,  una  seconda  in
qualche  modo  contraddittoria: il sentimento  sociale,  che  consiste
nella necessit di cooperare con gli altri individui e di condividerne
le emozioni.
     Queste  istanze,  che  sono  connaturate  nell'uomo,  gli   hanno
consentito di dominare il nostro pianeta e di stabilirvi quindi  forme
di cooperazione comunitaria.(67)
     Il    desiderio   di   affermarsi   incontra,   nello    sviluppo
dell'individuo,  notevoli difficolt. Le prime e le  pi  grandi  sono
proprio  quelle  del bambino, il quale, di fronte al mondo  che  vuole
dominare,  deve  fare i conti con la sua obiettiva inferiorit.  Dalla
sua  insufficienza fisica - che gli fa sentire il mondo  esterno  come
ostacolo  e  fonte  di  frustrazioni - egli  deriva  un  complesso  di
inferiorit.
     La  volont di potenza soffre per questa inferiorit e  cerca  di
aggirarla  mettendo in atto artifici che scavalcano le frustrazioni  o
che  tentano  di negarne l'esistenza; prendono cos corpo  quelle  che
Adler chiama compensazioni.
     Gi  in un saggio del 1907, Studi sulla minorazione degli organi,
Adler  aveva  notato che, ad esempio, un occhio pi debole  dell'altro
riusciva   a   trovare   una   compensazione,   o   addirittura    una
supercompensazione,  alla  sua  minorazione.  La  storia  ci  fornisce
numerosi  esempi di compensazioni alla deficienza di  un  organo,  dal
balbuziente   Demostene  che  diventa  uno  dei  pi  grandi   oratori
dell'antichit, a Beethoven, debole di udito e musicista  sublime.  Un
processo   analogo  a  quello  delle  compensazioni   di   minorazioni
biologiche  avviene anche a livello di minorazioni  psichiche:  quando
una  attivit psichica si mostra inferiore alle attese del compito che
le     assegnato  subentra  una  compensazione,  o  addirittura   una
supercompensazione, da parte di qualche altra attivit.
     Le   compensazioni  sono  positive  quando  tendono  a   superare
l'inferiorit  conciliandosi  con le  esigenze  sociali;  sono  invece
negative quando falliscono il loro scopo, oppure quando lo raggiungono
con una modalit asociale o antisociale.
     Con  questi  strumenti  Adler affronta anche  il  problema  delle
nevrosi: si tratta di compensazioni patologiche dirette a superare o a
eludere  una  inferiorit  e una insicurezza  dell'individuo  che,  di
fronte  alle difficolt, ripiega su se stesso e vuole porsi al  centro
dell'attenzione  e dell'interesse degli altri. Anche  i  comportamenti
devianti,   come   la   ricerca  ossessiva  del   piacere,   la   fuga
nell'alcolismo  e nelle droghe, persino le stesse malattie  somatiche,
possono essere considerate forme patologiche di compensazione.
     L'individuo,  quindi,   una realt dinamica  che,  partendo  dal
senso di inferiorit, vuole autoaffermarsi in una comunit sociale.  A
questo  scopo egli elabora, fin dall'infanzia, un piano di vita:  cio
d  uno  scopo  al proprio futuro e formula un progetto per  attuarlo.
Questo   piano   conferisce   un  carattere   unitario   all'esistenza
dell'individuo,  legando ciascuna azione a tutte  quelle  che  l'hanno
preceduta, ma anche a quelle che verranno.
     Questo  carattere  unitario  - dal  passato  al  futuro  -  della
psicologia   individuale  pone  lo  psicanalista  adleriano   in   una
prospettiva assai diversa da
     
     p 260 .
     
     quella  freudiana: egli, di fronte a un fenomeno, non  ne  indaga
solo  le  cause, volgendosi al passato, ma cerca di appurare anche  le
sue  finalit:  i  dinamismi  inconsci devono  essere  esaminati  come
rivolti  verso  obiettivi  prevalenti  che  talora  rovesciano   altre
finalit perseguite a livello cosciente.(68)
     Solo  la  soddisfazione delle due istanze dell'individuo,  quella
di   dominio   e  quella  di  socialit,  ne  consente  uno   sviluppo
equilibrato.  Si tratta - come scrive Adler - di favorire  e  insieme
contrapporsi in modo vantaggioso alla tendenza al potere.(69)
     Il  mondo esterno e, in particolare, la societ sono determinanti
per  la  realizzazione  di questo equilibrio: ciascun  individuo  deve
adeguarsi  ai  valori  morali, estetici,  scientifici,  religiosi  del
contesto  in  cui   inserito. Questo non significa,  per,  che  tali
valori  abbiano un significato assoluto e universale: per  Adler  essi
sono  contingenti, e suscettibili di cambiamenti e trasformazioni.  In
ogni  caso,  comunque, il contesto sociale e culturale  ineliminabile
per la conoscenza e la definizione dell'uomo: Non si pu conoscere ed
esaminare un essere umano isolato.(70)

Carl Gustav Jung.
     
Nella storia della psicoanalisi il pensiero di Carl Gustav Jung occupa
un  posto  molto importante, e continua a svolgere un ruolo di  grande
rilievo  nel mondo variegato della psicoterapia. Da un punto di  vista
pi  strettamente filosofico Jung pu essere collocato all'interno del
vasto movimento di indagatori dell'inconscio iniziato da Freud.
     L'opera  di Jung  strettamente correlata alle teorie  di  Freud,
ma,  comunque, non  da esse dipendente: non si pu dire - come  si  
fatto per un certo periodo di tempo - che egli sia stato un allievo di
Freud che poi si  ribellato al maestro.
     Tutta  l'opera  di  Jung - sia nella fase precedente  al  periodo
psicoanalitico, sia nella fase della presa di distanza da Freud  -  ha
in  comune  con il pensiero freudiano la riflessione sull'inconscio  o
comunque  sulle attivit psichiche non riconducibili alla  razionalit
consapevole.
     
La psicologia analitica.
     
Al  di  l  di  questo aspetto comune, Jung elabor una visione  della
psiche  umana  molto diversa da quella di Freud  e  mise  a  punto  un
sistema  che egli stesso chiam psicologia dei complessi o  psicologia
analitica.
     Per  complesso Jung intende qualcosa di molto diverso  da  quello
che  - nello stesso periodo - Adler andava indicando con questa parola
(complesso  di inferiorit). Jung aveva messo in atto una  particolare
tecnica  di  indagine  delle  attivit  psichiche:  la  tecnica  delle
associazioni  libere,  che si differenzia da quella  di  Freud  perch
consiste nel presentare al soggetto una lista di parole, e
     
     p 261 .
     
     nel  registrare le parole date in risposta a ciascuna  di  quelle
proposte  e  i  tempi di reazione; dall'analisi delle risposte  e  dei
tempi  (risposte esitanti o particolarmente affrettate) Jung  deduceva
l'esistenza  di  un complesso, cio di un insieme di rappresentazioni,
ricordi  e  immagini che causano un determinato tipo di reazione  alla
parola proposta.(71)
     Convinto che la tecnica delle associazioni libere potesse  recare
un  contributo  all'indagine psicoanalitica, Jung nel  1906  entr  in
contatto  epistolare  con  Freud, che incontr  poi  a  Vienna  l'anno
successivo. Anche durante gli anni della collaborazione fra  i  due  -
che dur fino al 1913 -(72) Jung mantenne sempre una propria autonomia
teorica che mise in evidenza punti di vista diversi anche su questioni
centrali della dottrina psicoanalitica.
     In  un saggio del 1912 (La libido. Simboli e trasformazioni) Jung
sostenne  che  la  libido  non pu essere intesa  esclusivamente  come
energia  sessuale,  ma  deve essere considerata  energia  psichica  in
genere:  L'atteggiamento  riservato che adottai  nei  riguardi  della
teoria  sessuale  nella prefazione alla mia Psicologia  della  demenza
precoce  [1907], pur ammettendo i meccanismi psicologici  indicati  da
Freud,  fu  dettato dalla posizione che aveva allora la  teoria  della
libido;  questa, cos come era concepita non mi consentiva di spiegare
disturbi funzionali, interessanti la sfera di altri istinti al pari di
quella  della  sessualit,  alla luce di  una  teoria  unilateralmente
sessuale. In luogo della teoria sessuale cos com' presentata nei Tre
saggi [S. Freud, Tre saggi sulla sessualit, 1905], mi pare convenisse
meglio  una  interpretazione in termini d'energia, che mi consent  di
identificare l'espressione "energia psichica" con il termine "libido".
Quest'ultimo esprime un desiderio o un impulso non inibito da  istanze
morali  o  di  altro  genere.  La libido   un  appetitus  allo  stato
naturale.  Sotto  l'aspetto ontogenetico,  l'essenza  della  libido  
costituita dai bisogni corporali, come la fame, la sete, il sonno,  la
sessualit, e dagli altri emotivi o affetti(73).
     Un'altra  differenza  importante fra  Jung  e  Freud    relativa
proprio  alla concezione dell'inconscio. Riconfermata la sua autonomia
da   Freud   con   le  dimissioni  dalla  Societ  Internazionale   di
Psicoanalisi,   Jung,   anche  attraverso  un   accurato   lavoro   di
autoanalisi,  introduce accanto al concetto di inconscio personale  il
concetto  di inconscio collettivo, in quella che  forse la sua  opera
pi  importante  (Tipi  psicologici, 1921): Possiamo  distinguere  un
inconscio   personale  che  comprende  in  s  tutte  le  acquisizioni
dell'esistenza personale, dunque cose dimenticate, rimosse, percepite,
pensate  e  sentite al di sotto della soglia di coscienza.  Accanto  a
questi contenuti inconsci personali esistono per altri contenuti  che
non  provengono  da  acquisizioni personali, ma dalla  possibilit  di
funzionamento  che  la  psiche  ha  ereditato,  cio  dalla  struttura
cerebrale ereditata. Queste sono le trame mitologiche, i motivi  e  le
immagini che in ogni
     
     p 262 .
     
     tempo  e  luogo  possono  riformarsi  indipendentemente  da  ogni
tradizione  e  migrazione  storica. Questi contenuti  io  li  denomino
collettivamente inconsci(74).
     L'inconscio  personale    il luogo e l'attivit  dei  complessi,
mentre  l'espressione tipica dell'inconscio collettivo    data  dagli
archetipi: come in tutti gli individui operano schemi di comportamento
riconducibili  alle  forze  istintive,  cio  innate,  cos   esistono
immagini  inconsce  degli istinti; si tratta di  immagini  comuni  a
tutta l'umanit, o a un popolo, oppure a un'epoca.(75)
     Queste  immagini archetipe si manifestano non solo  nei  sogni  e
nelle fantasie individuali, ma anche nelle espressioni collettive come
i miti e le fiabe.
     Anche  la  struttura della psiche  pensata da  Jung  in  maniera
originale  rispetto a Freud: accanto all'Io, che copre il campo  della
coscienza, e all'inconscio, Jung pone il S, che indica l'unit  e  la
totalit della psiche nella sua parte conscia e in quella inconscia.
     Poich   in   pratica  esistono  fenomeni  della   coscienza   e
dell'inconscio, il S, in quanto totalit psichica, possiede tanto  un
aspetto  cosciente  quanto un aspetto inconscio. Empiricamente  il  S
appare  nei  sogni,  nei  miti  e nelle  favole  in  una  immagine  di
"personalit  di grado superiore", come re, eroe, profeta,  salvatore,
eccetera;  oppure di un simbolo della totalit, come  il  cerchio,  il
quadrato, la quadratura del circolo, la croce, eccetera Rappresentando
una  complexio  oppositorum,  una  sintesi  degli  opposti,  esso  pu
apparire  anche  come  diade unificata, quale  per  esempio  il  Tao,
fusione  della forza yang e della forza yin, come coppia  di  fratelli
oppure  sotto  l'aspetto  dell'eroe  e  del  suo  antagonista  (drago,
fratello  nemico, nemico mortale, Faust e Mefistofele, eccetera).  Ci
vuol  dire che sul terreno empirico il S appare come un gioco di luce
e di ombra, quantunque concettualmente esso venga inteso come un tutto
organico  e  quindi come una unit nella quale gli opposti trovano  la
loro sintesi(76).
     
Passato e futuro.
     
Nel  pensiero  di  Jung,  come  in quello  di  Adler,    sottolineata
un'attivit della psiche che sembra trascurata da Freud: la proiezione
verso il futuro.
     Anche per Jung esistono forti legami con il passato - anzi,  data
l'esistenza  di un inconscio collettivo con i suoi archetipi,  con  un
passato  molto pi remoto di quello individuale -: ma il  passato  non
predetermina  in maniera definita e quasi meccanica il presente  e  il
futuro, come sembra essere presupposto dalla teoria psicoanalitica  di
Freud.
     
     p 263 .
     
     L'analisi  freudiana  mira a riportare  a  livello  di  coscienza
quanto    stato represso e rimosso nell'inconscio, e a  fare  un  uso
economico  e  consapevole dell'energia psichica, offrendole  sbocchi
che  non  siano  dannosi n individualmente n socialmente.  In  altre
parole,  la  sanit  mentale  e  l'equilibrio  psichico  si  ottengono
attraverso il governo dell'Io sulle spinte opposte dell'Es e del Super-
io.
     L'equilibrio  rappresentato  dal  S  non  vede,  per  Jung,   il
predominio  o il governo di una parte della psiche sull'altra,  ma  si
fonda  su  una  unit  e  sintesi degli  opposti  che  interagiscono
costantemente   l'uno  con  l'altro,  in  uno  stato   di   permanente
indeterminazione e, quindi, di trasformazione. Si tratta di  un  punto
di  vista  per  il  quale  il  passato, individuale  e  collettivo,  
continuamente  modificato dal presente, e  viene  cos  a  perdere  la
funzione  di  determinare  in  maniera certa  il  futuro.  Jung  vuole
superare  del  tutto gli aspetti positivistici ancora  presenti  nelle
teorie di Freud.
     In  questa  prospettiva  cambia anche il ruolo  del  terapeuta  e
dello  scienziato in genere: non c' pi da una parte il paziente  con
il  suo  disagio psichico e dall'altro il terapeuta con la sua tecnica
scientifica   che   lo   trasforma;  l'indeterminatezza   dell'oggetto
analizzato  (paziente  e  sofferenza)  costringe  all'indeterminatezza
anche  lo scienziato, che deve adeguare costantemente i suoi strumenti
di indagine e che viene egli stesso modificato in questo rapporto.(77)
     Le  teorie  psicologiche di Jung introducono quindi un  ulteriore
elemento destabilizzante nella cultura dell'Occidente. Dopo il  mondo
nuovo  e  oscuro  dell'inconscio posto da Freud all'attenzione  della
razionalit scientifica e da essa rifiutato - con sufficienza e spesso
con disprezzo, nonostante l'intenzione dichiarata esplicitamente dallo
stesso Freud di voler far luce su quel mondo proprio con gli strumenti
della  scienza  -,  Jung, ricorrendo altrettanto  esplicitamente  alle
immagini dell'antica sapienza orientale, ripropone un equilibrio e una
sintesi  di  luce  e  di  tenebre  che costringono  ad  accettare  una
convivenza  e coincidenza degli opposti sempre rifiutata dal  pensiero
occidentale.

Wilhelm Reich.
     
Fra   gli   esponenti  della  seconda  generazione   del   movimento
psicoanalitico una figura particolarmente significativa    quella  di
Wilhelm  Reich:  anch'egli, come Freud e Adler,   austriaco  e,  come
Freud, Adler e Jung, medico.
     Ci  sembra  importante sottolineare che il contributo dato  dalla
psicoanalisi - nelle sue diverse varianti - al pensiero del  Novecento
nasce   all'interno   della  ricerca  medica.  La  medicina,   scienza
antichissima,   subisce   fra  Ottocento  e  Novecento   un'evoluzione
rapidissima, analoga a quella di altre scienze della natura (prima fra
tutte la fisica), che la costringe a ridefinire continuamente i propri
metodi  di  indagine e di intervento. La medicina, fra le  scienze,  
stata  forse  quella pi empirica: una volta liberatasi  dagli  schemi
aristotelici  si   rivolta all'osservazione diretta  dell'anatomia  e
alla  classificazione  descrittiva, accettando  infine  le  concezioni
meccanicistiche dell'uomo che si erano affermate durante l'illuminismo
e che in qualche modo erano state riproposte dal positivismo.
     
     p 264 .
     
     La  psicoanalisi rappresenta l'abbandono da parte della  medicina
(o  meglio,  da  parte  di un esiguo numero di medici)  proprio  della
concezione meccanicistica dell'uomo, frutto del dualismo cartesiano  -
e,  in  ultima  analisi, della rigida divisione  cristiana  del  corpo
dall'anima -, per tentare di ricostruire una unit fra psiche  e  soma
che  anche  il moderno materialismo ignorava, proprio perch  riduceva
ogni attivit spirituale a un prodotto del corpo. La sofferenza  e
la  malattia non sono un problema esclusivo dell'organismo  biologico;
il  dolore dell'uomo, anzi,  molto spesso causato dall'angoscia e dal
timore.  Abbiamo  detto pi volte che la filosofia, nel  suo  sviluppo
storico, si  proposta proprio come rimedio all'angoscia dell'uomo: un
rimedio molto spesso inefficace, se non addirittura peggiore del  male
(come  dice  Nietzsche)(78); ma  sul terreno proprio della filosofia,
insistendo nel cercare una risposta alla domanda Che cosa  l'uomo?,
che  la  medicina pu trovare nuovi strumenti per assolvere al proprio
compito terapeutico.
     Reich,  dopo  aver studiato biologia, si iscrive  nel  1920  alla
Societ  psicoanalitica di Vienna e, nel 1922, si laurea in  medicina.
Egli    convinto che l'uomo sia una inscindibile unit psicosomatica:
la  malattia  una biopatia, cio la sofferenza di un organismo  cui
concorrono  blocchi sul piano emozionale e blocchi  sul  piano  fisico
(addirittura  muscolare) strettamente correlati fra  loro.  Gli  stati
emozionali  hanno  un  effetto immediato  sul  sistema  nervoso  -  in
particolare sul simpatico - e, attraverso esso, sui differenti organi.
Secondo  Reich, quindi, verrebbe a cadere la distinzione fra  malattia
mentale e malattia somatica, avendo entrambe la loro origine a livello
emozionale.
     Reich,  pertanto, non solo  d'accordo con Freud nell'individuare
le  cause  delle nevrosi, ma estende quelle cause a tutte le  malattie
funzionali.  E proprio per questo matura un contrasto fra l'allievo  e
il  maestro:  infatti  Reich era persuaso che  non  bastasse  affatto
riportare  alla coscienza i fattori psichici per guarire la nevrosi  o
la  malattia  funzionale ad essa collegata, perch appunto  l'angoscia
del  piacere, instaurata a suo tempo dall'educazione e dall'esperienza
repressiva,  ha  nella  maggior parte  dei  casi  creato  una  corazza
caratteriale e muscolare e una turba vegetativa cronica  che  si  sono
rese   autonome   almeno   in  larga  misura  dai   fattori   psichici
originari(79).
     Le   divergenze   con  Freud  sull'efficacia  terapeutica   della
psicoanalisi  sono alimentate anche dalla progressiva differenziazione
sulla  definizione delle pulsioni da parte di Reich. Egli non  accetta
l'esistenza    di   Thnatos,   cio   della   pulsione   distruttiva:
l'aggressivit  e  le  forze  distruttive  non  sono  una   componente
naturale dell'uomo, bens il risultato della repressione sociale che
inibisce la pulsione sessuale.
     Ogni organismo vivente - dall'ameba, alla balena e all'uomo  -  
una  realt pulsante, in cui i movimenti di espansione sono  collegati
al piacere e quelli di contrazione al timore a alla difesa.
     L'uomo  che  cresce  in  un  ambiente sessualmente  repressivo  e
autoritario  -  afferma  Reich  -  sottoposto  fin  dalla  primissima
infanzia  a  una  frustrazione sistematica delle  situazioni  e  delle
sensazioni  piacevoli (connesse all'alimentazione e alla  stimolazione
delle parti erogene del corpo). Questa frustrazione
     
     p 265 .
     
     stimola  nel  bambino una collera che agisce sul sistema  nervoso
simpatico. Alla collera si associa ben presto la paura della punizione
e,  quindi,  di perdere l'affetto dei genitori e degli adulti  che  lo
circondano.  Il risultato ultimo  la paura del piacere,  che  viene
associata psichicamente alla punizione o al rifiuto. Questa paura, con
il  passaggio  attraverso la fanciullezza e  l'adolescenza  e  con  la
crescente   localizzazione  della  fonte   del   piacere   (e   quindi
dell'angoscia)  nella  sfera  genitale, finisce  per  cronicizzarsi  e
produrre una patologia permanente del simpatico (uno stato di  perenne
contrazione, in posizione di difesa), che, - per Reich -    causa  di
tutte le malattie funzionali.(80)
     L'origine della biopatia, cio di ogni forma di sofferenza,  ,
quindi,  di  natura  sociale e politica. Gli  effetti  negativi  della
societ   repressiva   rafforzano   costantemente   le   modificazioni
patologiche  iniziate  nell'infanzia, e aggravano  sempre  pi  quelle
conseguenze  a  livello somatico che pure si sono  rese  autonome  dai
fattori  psichici.  Un  lavoro  semplicemente  psicoanalitico  in  una
societ  repressiva  risulta pertanto inefficace. Per  questo  diventa
prioritario   abbattere  la  societ  autoritaria  e   repressiva,   e
instaurare una societ veramente libera. In tale contesto si comprende
l'adesione  di Reich al Partito Comunista e la definitiva rottura  con
Freud.
     L'incontro della psicoanalisi con il marxismo  possibile  perch
Reich,  come Rousseau e come Marx,  convinto che la natura  dell'uomo
sia  sostanzialmente  buona:  come  Marx  ipotizzava  un  comunismo
originario,  precedente l'affermazione della  propriet  privata  dei
mezzi  di  produzione,  cos  Reich  pensava  a  un  originario  uomo
genitale,  libero e sostanzialmente sano. Reich, quindi,  ha  bisogno
del  marxismo: da un lato per spiegare - attraverso l'analisi storico-
economica - la nascita della societ repressiva, e dall'altro per dare
una prospettiva di liberazione - e quindi di guarigione - all'uomo.
     La  societ  sovietica non rispondeva certo alle  caratteristiche
della societ libera immaginata da Reich: nel 1933 egli fu espulso dal
Partito  Comunista.  Nel  1939 si rifugi,  come  molti  intellettuali
tedeschi  e  austriaci,  negli  Stati Uniti;  ma  nel  1947  entr  in
conflitto anche con le autorit di quel paese, che non tolleravano  le
sue  idee politiche e consideravano assolutamente non scientifiche  le
sue teorie e la sue proposte terapeutiche.
